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Un ricordo del Cardinale Attilio Nicora

Sabato 22 aprile 2017, nella clinica romana Pio XI, ha concluso il suo cammino terreno il card. Attilio Nicora. Da tempo malato, aveva 80 anni, era nato a Varese.

 

Fine giurista, abile negoziatore, instancabile lavoratore, viene ricordato dai giornali per aver “inventato” l’8 per mille. Ma prima ancora il Card. Nicora opera per la revisione del Concordato, membro della Commissione paritetica, il cui tessitore fu il card. Achille Silvestrini, allora Segretario per i Rapporti con gli stati assieme al card. Agostino Casaroli, Segretario di Stato Vaticano e firmatario con il Presidente Bettino Craxi dell’accordo nel febbraio 1984. In quello stesso mese mons. Nicora, allora Vescovo Ausiliare di Milano, è nominato Co-presidente per parte ecclesiastica della Commissione paritetica italo-vaticana per seguire l’attuazione del disegno pattizio (i beni e gli enti ecclesiastici… e - per noi del mondo della scuola - il volto nuovo dell’IRC con l’Articolo 9,2 dell’Accordo di revisione) e incaricato dalla Presidenza CEI per i problemi relativi a tale Accordo. In quel periodo ero studente a Roma, alunno del Pontificio Collegio Lombardo, dove mons. Nicora risiedeva quando veniva da Milano per i suoi impegni romani e ho avuto modo frequentemente di parlare con lui su questi temi. Ho ancora vivi, tra i miei ricordi, alcuni medaglioni.

• Ricordo che in Collegio – retto da mosn. Luigi Belloli – si brindò con lui, al termine della cena (dolce e spumante), quando furono firmati l’Accordo (18 febbraio 1984) e la successiva Intesa (14 dicembre 1985).

• Ci dedicò un’intera serata per presentarci lo spirito e i contenuti dell’Accordo e ci diceva che nella storia occorre cogliere i momenti più propizi e “l’uomo della provvidenza”, in quella stagione, fu il Presidente del governo, il socialista B. Craxi (un democristiano non sarebbe stato in grado di chiudere l’Accordo).

• Più volte parlai e mi confrontai con lui sull’IRC e le prospettive future. Mi ripeteva che sono centrali le motivazioni condensate nell’Articolo 9,2. Pensava che nell’arco di 5-10 anni, come in Spagna, la scelta dell’avvalersi si sarebbe assestata intorno al 75% di adesioni (ma – per fortuna – è stato smentito!). Voleva poi che i preti continuassero a insegnare religione, ma senza punti o agevolazioni in più rispetto i confratelli. Concepiva l’IRC come un servizio educativo disinteressato e generoso a favore delle nuove generazioni, per incontrare la gioventù (anche su questo aspetto non ebbe ragione: a poco a poco i presbiteri lasciarono l’IRC!).

• Divenne per un quinquennio Vescovo di Verona (1992-1997) e partecipava quasi sempre ai convegni nazionali annuali per i direttori degli Uffici IRC. Quando mi vedeva, non mancavano il saluto, un sorriso e una battuta: “cos’è il vicus Vicetia rispetto alla grande città romana di Verona?”. Dal 2002 ebbe incarichi amministrativi nella Curia Romana e fu creato cardinale, nel Concistoro del 21 ottobre 2003, da papa Giovanni Paolo II. Il suo motto episcopale diceva: “Ubi caritas libera servitus”. È sepolto nella Cattedrale di Verona. La sua memoria sia in benedizione!

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