See other templatesSee other templates

Un ricordo del grande regista Ermanno Olmi, uomo di una religiosità profonda

Segnalo e riporto un articolo apparso sul settimanale diocesano “La Voce dei Berici” (13 maggio 2018, pp. 32-33), che ci parla del regista vissuto ad Asiago e che ci ha lasciato films bellissimi. A. B. 

 

CINEMA SI è spento a 86 anni ad Asiago dopo una lunga malattia il celebre regista

ERMANNO OLMI E QUELLA FEDE NON CONVENZIONALE

«La verità sta sempre negli umili» disse in una delle sue ultime interviste. Chi l’ha conosciuto e frequentato racconta che l’umiltà era una delle caratteristiche principali di Ermanno Olmi, spentosi nella notte di domenica 6 maggio nel nosocomio di Asiago. Un’umiltà cristiana che richiede semplicemente la verità delle cose. Olmi sentiva le persone, l’ambiente, gli animali e ne aveva un grandissimo rispetto. Il cinema era, per lui, uno strumento di comunicazione spirituale in senso lato, attraverso il quale ha accarezzato tutti gli aspetti della vita. Bergamasco di origine, si è spento a 86 anni sull’Altopiano che dagli anni Sessanta era diventato sinonimo di terra, residenza, famiglia. Martedì 8 maggio sono stati celebrati i funerali in forma strettamente privata nella cappella del cimitero di Asiago. Presenti poche decine di persone tra parenti ed amici. Olmi si costruì una villetta in contrà Val Giardini, un po’ fuori Asiago, di fianco a quella di Mario Rigoni Stern. I due si conobbero quando il giovane regista andò a trovare lo scrittore per trasformare in film il libro Il sergente nella neve. Il lungometraggio non si realizzò, ma nacque un’amicizia profonda. Avevano 10 anni di differenza. Olmi lanciò un sasso e disse: “Dove cadrà mi costruirò la casa”. Rigoni Stern ne lanciò un altro e replicò: “Farò lo stesso”. Se ne sono andati entrambi a 86 anni, neanche fosse un disegno divino: Rigoni Stern, ateo dichiarato, sul punto di morte disse al parroco di Asiago don Roberto Bonomo: “Siamo solo io e te, leggimi un passo del Vangelo”. Olmi degli asiaghesi amava l’ingenuità e la genuinità «che, ormai, solo i bambini riescono ad avere». Vicino a Val Giardini, nel 2014, girò alcune scene del suo ultimo film “Torneranno i prati”, pellicola dedicata agli uomini in trincea durante la Prima Guerra Mondiale. Spento da un male incurabile che l’ha aggredito «in maniera subdola» - parole sue -, ha lasciato i tre figli (Andrea, Fabio ed Elisabetta) e la moglie Loredana conosciuta sul set del suo Il Posto e che sposò in una chiesetta che frequentava da piccolo. Ermanno crebbe in una famiglia semplice, credente. Fu cattolico fervente, non praticante. Non era allineato al magistero ma era molto vicino al cardinal Martini, che conosceva bene, al quale dedicò il documentario Vedete, sono uno di voi. La figlia Elisabetta, in occasione della proiezione speciale in Filmoteca Vaticana, sottolineò che il padre teneva moltissimo a quella pellicola e che «il documentario, per papà, è un po’ come un testamento artistico». «Olmi era un uomo di una religiosità profonda anche se, personalmente, non l’ho mai comunicato» ricorda don Roberto. La prefazione del libro di fotografie di Silvano Fabris, La volpe e l’urogallo scritta dal giornalista e scrittore vicentino Antonio Di Lorenzo, racconta che “Nella Milano del 1944, a tredici anni, il piccolo Ermanno, orfano di guerra, si alzava alle due del mattino per andare dal fornaio Pericle a lavorare fino a mezzogiorno. Era ripagato con un chilo di pane. Conosceva bene chi, tra i vicini, magari madri con molti figli, non poteva andare dal fornaio a comprarlo perché non aveva di che pagare. E lui veniva spedito a casa di queste famiglie a recapitare il pane. Gratis. La solidarietà dei poveri non ha mai confini”. Questo valore sacramentale del pane (che vuol dire natura, lavoro, sapore, valore...) Ermanno Olmi l’ha ritrovato sull’Altopiano. “Quando i suoi tre figli erano piccoli – continua la prefazione – assunse a tempo una “tata” dell’Altopiano per aiutare la famiglia durante un viaggio di lavoro in Sicilia. Davinia, si chiamava: aveva di sedici anni, ed era rude e taciturna. Era capace di sdraiarsi su tre sedie di un ristorante e addormentarsi in pubblico. Roba da vergognarsi. In quel viaggio capitò che il produttore di “007” invitasse tutta la famiglia Olmi a pranzo al Grand Hotel di Roma. Anche Davinia li seguì. Durante il pranzo, a un cameriere cadde una bianca michetta di pane a terra. E nessuno sembrava preoccuparsene. Davinia non poteva ammettere un tale spreco. Bloccò un leccato cameriere nelle sue piroette e lo obbligò a intervenire: “Càta su el pan, ostia!”, sibilò. Ermanno Olmi non si vergognò di quella frase. Anzi, sorrise. E probabilmente neanche Nostro Signore si offese”. «Se fossi un maestro – scrisse Olmi molti anni dopo – tutte le mattine inizierei la lezione facendo il pane con i bambini. Credo sia la più bella preghiera da rivolgere al cielo».

Marta Randon

Go to top