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Didatticismo o creativià didattica (Umberto Tenuta)

C'è una Magna charta della scuola che è il Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al DPR 275/1999. Sarebbe necessario leggerlo e commentarlo meglio sotto la luce della didattica, della didattica quotidiana, della didattica che si svolge ogni giorno dentro le aule. Ma tant'è, i discorsi si fermano agli aspetti organizzativi della scuola e quando si accenna agli aspetti didattici, che cambiano il modo di essere e di vivere alla scuola, è pronto l’anatema: didatticismo! Lo ha insegnato quasi un secolo fa il Gentile, affermando che per insegnare bene il Latino a Giovannino basta conoscere il Latino e che per insegnare bene la Matematica a Giovannina basta conoscere la Matematica, tant'è che i Professori usciti dalla sua Riforma del 1923, ancora imperante, conoscono bene il Latino e la Matematica, ma non conoscono la Pedagogia, la Psicologia, la Didattica. Dopo gli anni 50, sotto l'onda lunga dell'Attivismo pedagogico, si è cominciato a parlare di Pedagogia, di Psicologia, di Sociologia, di Metodologia e di Didattica. Per una ventina d'anni, il discorso è stato preso sul serio, ma poi, dopo la gli anni 70, prendendo a pretesto l'esagerazione cui l'introduzione dell'istruzione programmata aveva dato luogo in mani inesperte, il discorso della Didattica si è trasformato in discorsi sull'organizzazione scolastica. I manuali venuti fuori dopo gli anni ‘70 parlano di gruppo docente, di lavoro di gruppo degli alunni, di programmazione educativa, ma non parlano più di come gli alunni imparano e di come i docenti insegnano. Isaggi di Didattica finiscono negli anni '70, comprese le Lezioni di didattica del Lombardo-Radice[i], che pure idealista veniva classificato. Nella scuola si elaborano le programmazioni educative, le programmazioni annuali generiche, che rimangono nei cassetti dei dirigenti scolastici. Nelle scuole, cioè nelle aule, i docenti compilano i registri di modulo, i registri di classe, i documenti di valutazione, ma non si parla più di motivazione degli alunni: il grande, bel discorso del Bruner sulla volontà di apprendere[ii] viene ignorato, così come viene ignorata la curiosità innata di Hodgkin[iii]. Imparare è un dovere, un obbligo, una condanna, una pena. La scuola come centro di ricerca di Alfredo Giunti[iv] passa nel dimenticatoio; ormai le enciclopedie sono state comprate dalle famiglie! Nella scuola si fa lezione, magari con gli audiovisivi, e con la tv prima, con gli ipermedia poi. E quando si far ricerca, la ricerca si fa sulle enciclopedie acquistate, e nelle migliori situazioni si fa su Internet. Peraltro oggi soccorrono gli ipertesti e gli ipermedia. Al posto della lezione verbale del docente agli alunni si offrono gli ipermedia: gli alunni ascoltano le parole, ma vedono anche le immagini ed ascoltano pure le musiche! 

Che altro si vuole?

Gli ipermediahanno fatto definitivamente scomparire dalle aule, ove vi fossero mai stati, i materiali strutturati della Montessori[v] e le cianfrusaglie delle sorelle Agazzi[vi]. Nelle aule troneggia il computer, nuovo idolo della didattica! Un PC in ogni aula, proclamava il ministro Berlinguer ed oggi gli fa eco la Moratti. Cabliamo le scuole, perché le voci, i suoni e le immagini arrivino fino alla più sperduta delle aule. Al bambino televisivo si sostituisce il bambino ipermediale. Signori, il gioco è fatto! La riforma della scuola si combatte sul fronte della pluralità dei docenti, della formazione professionale, della quota regionale degli obiettivi formativi. Come il bambino impari l'Inglese, l'Informatica, la Matematica, le Scienze, la Storia o il Lumbard, a chi volete che interessi? Se qualcuno accenna a parlare di didattica, subito viene zittito con l’infamia del didatticismo. L'aggiornamento si fa sul POF, sull'epistemologia, sugli ipermedia, sulla modularità, su Internet ecc. Eppure nel Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999si parlava di "miglioramento dei processi di insegnamento e di apprendimento". Una posizione equilibrata quella assunta dal Regolamento dell'autonomia scolastica: sì all'insegnamento, ma sì anche all'apprendimento. Occorre correlare l'insegnamento all’apprendimento. Nella scuola occorre occuparsi, se non proprio preoccuparsi, di come gli alunni apprendono?

Didatticismo

Un insegnante che segue pedissequamente gli itinerari didattici.

Creatività didattica

Un insegnante che, conoscendo l'epistemologia delle discipline, si inventa il metodo.

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