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Concetto di uomo

“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”(Gn 1,27). L’uomo ha un posto privilegiato nella Creazione, è l’unica creatura che si avvicina a Dio, in quanto pensato in vista dell’incarnazione del Figlio, Gesù Cristo, la vera immagine di Dio, l’uomo perfetto, che rende umanamente autentico colui che lo segue. Per questo l’individuo umano assume la dignità di persona, capace di conoscersi, possedersi, donarsi, di entrare in dialogo con Dio e con i fratelli. Infatti l’uomo creato con la Parola è insieme interlocutore di Dio (si realizza nella risposta alla Chiamata di Dio e nella cooperazione responsabile al progetto divino) ed interlocutore dei suoi simili. L’identità di immagine definisce la creaturalità dell’uomo nei confronti di Dio ed anche la relazione interpersonale espressa dalla chiarificazione “non è bene che l’uomo sia solo”(Gn2,18) L’uomo è persona (dal greco prosopon – volto) anche con il corpo, il mezzo con cui il soggetto si rapporta con il mondo e dialoga nel pieno rispetto dell’alterità, dalla quale trae ricchezza per la sua stessa identità. In questa visione il peccato si colloca come delirio di onnipotenza, ossia la pretesa di sostituirsi a Dio. Nell’Ebraismo la dignità di ogni uomo si fonda nella creazione ad “immagine e somiglianza di Dio”. Il compito dell’uomo è la fedeltà all’Alleanza, con l’elezione d’Israele, il Popolo prescelto per diffondere nel mondo l’esperienza con Dio, unico Salvatore e Liberatore. L’obbedienza alla Legge di Dio aiuta l’uomo a diventare sempre più simile a Lui. Il Corano, nell’Islamismo, è fondamento dei diritti umani, che hanno valore universale perché in stretta relazione con Dio. L’uomo è visto come il rappresentante di Dio sulla terra ed è guidato dal dono dell’intelligenza, che lo rende responsabile. Solo la sua sottomissione a Dio lo realizza pienamente. Non vengono considerati alla pari i credenti delle varie religioni, ad esempio gli idolatri sono esclusi dalla dignità di rappresentanti di Dio. L’Induismo considera l’uomo nella sua dimensione corporea, come schiavo della legge di casta: il Karma – samsara delle rinascite. Ogni azione produce degli effetti che vanno ad incidere nelle varie rinascite. Per liberarsi da questa dinamica, l’uomo deve compiere i doveri che gli competono, suggeriti dalla casta di appartenenza, con distacco per riacquistare la consapevolezza della propria identità come spirito puro. I diritti umani poggiano sulla tolleranza e il rispetto dei cammini individuali, più che sul valore della persona, che è invece legata all’ordine sociale delle caste. Per il Buddhismo, l’uomo non è altro che una successione di stati di coscienza, di pensiero sempre in continuo cambiamento. Ciò che si vede è apparenza fisica. La sofferenza risiede nel desiderio di fissare ciò che continua a mutare. Solo la conoscenza della legge eterna ed universale(dharma) aiuta a liberarsi dalla passioni(nirvana) per aprire il sé all’Assoluto. Al nirvana si arriva con un continuo progresso individuale. I monaci hanno cercato di collegare il progresso individuale con il progresso generale della pace nel mondo, attraverso l’introduzione di un codice di etica non violenta. Nel Confucianesimo il valore dell’individuo è legato alla collettività, costituita dal legame con gli antenati e dall’armonia sociale, alla quale si giunge per effetto dell’educazione. Prevalgono i diritti della collettività sui diritti soggettivi. Nelle sette e nei movimenti religiosi c’è una visione pessimistica dell’uomo presente; la proposta è quella di recuperare l’armonia fra corpo e spirito, fra umano e divino con una rivisitazione nuova e soggettiva delle grandi tradizioni religiose. Talvolta si assiste ad una sistematica violazione dei diritti umani con manipolazioni psicologiche, plagi o ad azioni criminose. 

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A cura di Castegini Lidia

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