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Freedom Writers

Il 27 gennaio si celebra la “giornata della memoria” e spesso cerchiamo qualche proposta per i ragazzi di terza media; gioco un pochino d’anticipo ed indico come film “Freedom Writers”. L’opera filmica tratta di una classe “sgangherata” che attraverso la sua insegnante inizia a conoscere per conoscersi meglio e attraverso il Diario di Anna Frank e la storia dell’Olocausto si mette in gioco attivamente.

Il film può essere oggetto di molteplici messaggi:

  1. Shoah;
  2. Adolescenza;
  3. Rivalità;
  4. Sogno;
  5. Libertà di essere;
  6. Stereotipi e pregiudizi.

Lascio una mia personale interpretazione del film e propongo in seguito alcune domande stimolo per il lavoro in classe. Parole in libertà questa è all’incirca la traduzione del titolo del film e sulle parole appunto cercherò di dare un mio modesto punto di vista. Quando si entra in classe solitamente si inizia da subito a “parlare” ai ragazzi; maree, ondate, fiumi di parole che talvolta sono ripetuti come una filastrocca e magari lasciano noi senza voce e i ragazzi senza “memoria dell’ora…”. Quello che mi insegna la protagonista del film è la capacità dell’ascolto, una perla assai preziosa da custodire e con-dividere nel nostro forziere (la classe). Ascolto di ogni parola, ascolto della smorfia, ascolto dei movimenti, ascolto dei silenzi, ascolto dei vari scarabocchi, ascolto delle paure, ascolto degli entusiasmi. Ogni classe ha poi bisogno di un suo ascolto, una classe vivace e “casinista” si ascolta in modo diverso rispetto ad una classe “tranquilla e collaborativa”; una classe di prima media necessita di affinare l’udito in modo diverso rispetto ad una terza media, un ragazzo in difficoltà ha bisogno di essere ascoltato particolarmente con “cura” rispetto il suo compagno di banco da 10 e lode. Dopo il frastuono delle parole dei rumori iniziali del film quando l’insegnante decide di ascoltare le storie dei ragazzi succede un piccolo grande miracolo! Ed ecco che come un compositore mescola note, pause e ritmo i ragazzi mettono in gioco loro stessi “si danno” all’ascolto delle loro vite e allora possono riversare le giuste parole; parola vissute, parole ponderate, parole vive! Il silenzio di chi ascolta diviene meraviglia, stupore, realtà, sogno. L’operato della prof è stato ottimale per le condizioni in cui si trovava inizialmente, ha ridonato “vita” alla classe. Si è resa partecipe e co-protagonista di questa linfa vitale (forse si è fatta troppo coinvolgere emotivamente ). Mi sovviene l’immagine di Sam (Il Signore degli Anelli) che torna a casa dopo l’avventura con Frodo e compagnia, ed urla fiero sull’uscio di casa: “Sono tornato”! Questo “sono tornato” è l’esclamazione di ogni nostro studente che anziché essere un “distratto afono” si plasma in “perfetta armonia” con noi e con gli altri! 

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