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Il presidente dellaCEI sull' Insegnamento della religione

Il Presidente della CEI, il card. Camillo Ruini, al Consiglio Permanente di lunedì 20 marzo 2006, è intervenuto sul crocifisso in aula e sull’insegnamento dell’islam a scuola.

“Assai significativa è la sentenza con la quale il Consiglio di Stato, il 15 febbraio, ha respinto un ricorso che chiedeva la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche, con una motivazione che supera la fallace antinomia tra la portata religiosa di questo simbolo e la sua capacità di esprimere il fondamento dei valori civili propri della nostra nazione. Si è sviluppato nelle ultime settimane un vivace dibattito su un eventuale insegnamento della religione islamica nelle scuole pubbliche, dibattito che si è esteso anche all'insegnamento della religione cattolica. Fatta l'ovvia premessa che la competenza della nostra Chiesa riguarda i rapporti con lo Stato italiano in merito all'insegnamento del cattolicesimo e non di altre religioni, sembra utile aggiungere qualche precisazione. In primo luogo vale per tutti il diritto alla libertà religiosa e in linea di principio non appare impossibile l'insegnamento della religione islamica. Occorre però che ricorrano alcune fondamentali condizioni, che valgono nei confronti di ogni insegnamento nelle scuole pubbliche italiane: in particolare che non vi sia contrasto nei contenuti rispetto alla nostra Costituzione, ad esempio riguardo ai diritti civili, a cominciare dalla libertà religiosa, alla parità tra uomo e donna e al matrimonio. In concreto, manca finora un soggetto rappresentativo dell'Islam che sia abilitato a stabilire con lo Stato italiano un accordo in merito; bisognerebbe inoltre assicurarsi che l'insegnamento della religione islamica non dia luogo di fatto a un indottrinamento socialmente pericoloso. Non regge, in ogni caso, il paragone con l’insegnamento della religione cattolica, dato che esso, come afferma l’art. 9 dell’Accordo di revisione del Concordato, ha tra le sue motivazioni il fatto “che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”. Le proposte di sopprimere tale insegnamento, sostituendolo eventualmente con un insegnamento di storia delle religioni, che sono state nuovamente avanzate in questa occasione, sulla base del più accentuato pluralismo di presenze religiose che nasce dall’immigrazione, e anche di un presunto, ma inesistente, declino della vitalità del cattolicesimo in Italia, non tengono conto del dato di fatto che il 91% degli alunni frequenta liberamente le lezioni di religione cattolica, oltre che della domanda di conservare e irrobustire le nostre radici, che è presente con forza nel popolo italiano”. In: Avvenire, 21 marzo 2006, 8

 Sul crocifisso nelle aule scolastiche si rinvia a: - sentenza del Consiglio di Stato n° 556 del 13/02/2006 - SIMONE M., Il Crocifisso nelle scuole pubbliche, in "La Civiltà Cattolica" 157 q. 3737 (2006) I, 496- 501. 

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