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Il volto dell'IRC e il cammino futuro

Dal Comunicato del Consiglio Permanente CEI

Il Consiglio permanente della CEI, ritrovatosi a Roma a fine marzo sotto la guida – per la prima volta – del nuovo Presidente mons. Angelo Bagnasco (che negli anni ’90 è stato Responsabile dell’Ufficio per l’IRC e la scuola dell’arcidiocesi di Genova), ha trattato nell’ottica del dopo convegno ecclesiale di Verona, la cui bussola è la missione, varie tematiche tra cui l’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica). Il Comunicato finale, diffuso martedì 4 aprile (cf. “Avvenire” 4 aprile 2007, 15-16), dedica gran parte del terzo punto proprio sull’IRC e si articola in due momenti: il volto dell’IRC oggi e la strada da percorrere. Questo breve, puntuale intervento costituisce una occasione propizia per una riflessione e una seria verifica sull’IRC non solo da parte degli “addetti ai lavori”, in particolare i docenti di religione (IdR), ma pure da parte dell’intera Chiesa italiana, quindi delle nostre comunità parrocchiali. Innanzitutto viene delineato il nuovo volto dell’IRC: com’è e cosa ha prodotto l’IRC nella scuola e nella società italiana? L’IRC ha contribuito notevolmente alla formazione delle giovani generazioni. I genitori e gli studenti hanno percepito e compreso la bontà dell’IRC, confermata dalla costante alta percentuale degli avvalentisi (91,6%) nell’ultimo ventennio. Tale disciplina offre ai ragazzi l’aiuto a conoscere correttamente la fede in Cristo e a maturare una personalità capace di comprendere i processi culturali in atto segnati dal rinnovato interesse nei confronti delle religioni. Contribuendo alla “formazione globale della persona”, l’IRC favorisce un triplice orientamento di crescita per gli alunni: la ricerca di senso, il confronto con le proprie radici storiche e l’apertura alla spiritualità. Se questa è oggi la ricchezza dell’IRC, cosa fare e come sostenerla? E’ la seconda parte del Comunicato: il cammino futuro per l’IRC. Il Consiglio permanente dei Vescovi propone di potenziare l’IRC, sia nella scuola statale che in quella cattolica e di valorizzarlo meglio, come pure i docenti di religione, anche nell’azione pastorale. Concretamente i Vescovi suggeriscono il seguente percorso. Sollecitano le chiese particolari ad impegnarsi nella formazione iniziale (compito affidato prevalentemente agli Istituti Superiori di Scienze Religiose) e nell’aggiornamento permanente degli IdR tramite i competenti Uffici diocesani. Invitano poi gli stessi IdR – e sono grati per la loro dedizione competente e appassionata al mondo della scuola – a sentirsi “parte viva e integrante della comunità diocesana” e ad assicurarle un molteplice contributo nel campo dell’educazione e in quello dell’inculturazione della fede, secondo una triplice attenzione pastorale alla cultura, ai giovani e alle vocazioni. Infine richiamano le comunità parrocchiali, “soggetti sociali significativi del territorio”, spesso assenti nella realtà e nelle problematiche scolastiche e che si sentono rappresentate dagli esperti di settore (gli IdR), ad essere più attente, presenti, anzi a collaborare con il mondo della scuola. Qui è molta la strada da fare. Ma da dove partire e quali iniziative promuovere? Pure tra gli IdR va promosso maggiormente il versante dell’ecclesialità, della partecipazione e dell’apporto specifico alla vita della comunità cristiana impegnandosi qualitativamente in alcuni settori pastorali. I Vescovi infine auspicano che tra gli IdR non venga meno la presenza di sacerdoti. Si tratta di un auspicio, che può essere condiviso, ma giunge un po’ in ritardo, perché i presbiteri calano numericamente ogni anno, i più giovani sono carichi di molteplici impegni pastorali, manca ancora – per chi si impegna con orario ridotto nell’IRC – una incentivazione economica. In ogni caso è un orientamento che ogni chiesa locale dovrà e potrà darsi, in risposta alla scelta della missionarietà della Chiesa italiana.

ANTONIO BOLLIN 

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