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Concilio Vaticano II

Le informazioni contenute in questa pagina sono tratte da: BOLLIN A. (ed.), L'insegnamento della religione oggi. Compendio sull'I.R.C. per docenti, operatori pastoriali e famiglie = Strumenti per l'I.R.C. 11, (Leumann 1999) 9-10. Si rimanda al testo originale per ogni approfondimento

Dopo la seconda guerra mondiale, il popolo italiano, tramite l'istituto referendario, vota in favore della repubblica. L'Assemblea Costituente dà forma e figura al nuovo Stato e, orientandosi ad inserire i «Patti Lateranensi» del 1929 nell'art. 7 della Costituzione repubblicana del 1 gennaio 1948, ratifica anche la permanenza dell'insegnamento della religione cattolica nella scuola statale. Questa soluzione viene accolta con soddisfazione, anche se i cattolici, in precedenza, volevano inserire l'Insegnamento della Religione esplicitamente in uno dei primi articoli della Costituzione, per salvarlo dalla garanzia indiretta del Concordato, soggetto a ricontrattazione. La Carta Costituzionale però sancisce la non confessionalità dello Stato italiano (Art. 7: «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi»). Segue un ventennio di relativa tranquillità. Frattanto, le profonde trasformazioni sociali e le esigenze poste dal Concilio Vaticano Il domandano, intorno agli anni '70, un ripensamento della questione dell'Insegnamento della Religione nella scuola. Una prima decisiva apertura si coglie nel documento base «Il rinnovamento della catechesi» della Conferenza Episcopale Italiana, al n. 154, dove si afferma che «Nella scuola, la catechesi deve caratterizzarsi in riferimento alle mete e ai metodi propri di una struttura scolastica moderna. La formazione integrale dell'uomo e del cittadino, mediante l'accesso alla cultura, è la preoccupazione fondamentale. L'educazione della coscienza religiosa si inserisce in questo contesto, come dovere e diritto della persona umana». Quegli anni si caratterizzano per ricerche, riflessioni e dibattiti (talvolta accesi), che portano ad alcuni punti di convergenza:

  1. la necessità di un cambiamento dell'Insegnamento della Religione nella scuola di una società pluralistica e democratica;
  2. la distinzione tra Insegnamento della Religione scolastico e catechesi della comunità ecclesiale;
  3. la legittimazione dell'Insegnamento della Religione non primariamente teologico-pastorale (attuazione della missione apostolica della Chiesa), né tanto meno ideologica (la religione cattolica è religione dello Stato), ma pedagogico-didattica (è un'esigenza intrinseca della scuola);
  4. la professionalità del docente di religione. Vengono quindi avanzate tre proposte: 1. l'abolizione della religione come disciplina nella scuola, per motivi strettamente di fede o per antichi, mai sopiti, motivi anticlericali; 2. la presenza della religione non confessionale e fuori della soluzione concordataria, un approccio educativo e culturale al fatto religioso gestito dallo Stato (il prof. Luciano Pazzaglia ipotizzava la realizzazione di un Òdoppio binarioÓ: un Insegnamento della Religione culturale per tutti, e confessionale per chi lo desiderava); 3. l'insegnamento della religione (e non sulla religione) confessionale nella scuola laica dello Stato, con garanzia di libertà a tutti. È la linea che si affermerà. 
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