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Concordato del 1984

Le informazioni contenute in questa pagina sono tratte da: BOLLIN A. (ed.), L'insegnamento della religione oggi. Compendio sull'I.R.C. per docenti, operatori pastoriali e famiglie = Strumenti per l'I.R.C. 11, (Leumann 1999) 9-10. Si rimanda al testo originale per ogni approfondimento

La Costituzione italiana prevede, nell'art. 7, la possibilità di giungere a modifiche consensuali degli accordi. Così dal novembre 1968, con la commissione ministeriale presieduta dall'on. Guido Gonella inizia un lungo iter che porta, attraverso l'elaborazione di ben nove testi, alla firma inaspettata del «Nuovo Concordato» (l'Accordo di revisione del Concordato Lateranense con l'annesso Protocollo addizionale), il 18 febbraio 1984, tra il presidente del Consiglio Bettino Craxi e il segretario di Stato, card. Agostino Casaroli. Centrale per l'Insegnamento della Religione Cattolica è l'art. 9.2, che recita:

Legge n. 121 del 25 marzo 1985, Art. 9.2:

«La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All'atto dell'iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell'autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione». Sono almeno quattro le novità di questo testo, che segna una svolta sostanziale e dà un volto ben preciso alla religione nella scuola, il cui oggetto è «Insegnamento della Religione Cattolica».

  1. La prima novità riguarda le motivazioni invocate per giustificare la presenza dell'Insegnamento della Religione Cattolica nella scuola: pedagogica e storico-sociale.
  2. La seconda consiste nell'estensione dell'Insegnamento della Religione Cattolica a tutti i gradi di scuola non universitari (compresa quindi la materna).
  3. La terza si riferisce alla gestione bilaterale di tale insegnamento. Lo Stato non lo delega alla Chiesa, ma si fa carico dell'Insegnamento della Religione Cattolica come di ogni altra disciplina e lo condivide responsabilmente, per la sua peculiarità, con essa.
  4. La quarta indica il profilo dell'Insegnamento della Religione Cattolica, che si qualifica per le seguenti caratteristiche: o è un insegnamento che accetta le finalità della scuola; o è un insegnamento materialmente confessionale, svolto secondo la dottrina della Chiesa e questo garantisce l'autenticità, l'oggettività, la serietà della proposta; o è un insegnamento offerto a tutti ma non imposto a nessuno, quindi facoltativo e rispettoso della libertà di coscienza degli alunni e delle famiglie. È la formula italiana dell'insegnamento scolastico della religione, che la distingue da altre tradizioni e contesti. Il Protocollo addizionale prevedeva l'Intesa fra Ministero della Pubblica Istruzione e la Conferenza Episcopale Italiana, siglata il 14 dicembre 1985 e modificata il 13 giugno 1990; essa sviluppa quattro aspetti:
  1. i programmi di Insegnamento della Religione Cattolica;
  2. le modalità di organizzazione dell'Insegnamento della Religione Cattolica;
  3. i criteri nella scelta dei libri di testo;
  4. i profili di qualificazione professionale degli insegnanti di religione. Tra il mese di giugno del 1986 e quello di luglio del 1987 vengono pubblicati i programmi ministeriali di Insegnamento della Religione Cattolica per tutti e quattro i livelli di scuola (materna, elementare, media, secondaria superiore). Negli anni successivi il dibattito sull'Insegnamento della Religione Cattolica non si arresta; nella sua gestione sorgono spesso nuovi problemi che vengono affrontati con circolari ministeriali applicative, risoluzioni parlamentari e talvolta sentenze della Corte Costituzionale. Vi sono però dei punti ormai acquisiti.
  1. È riconosciuto che l'Insegnamento della Religione Cattolica resta materia curricolare per quanti se ne avvalgono.
  2. È pacifico che l'Insegnamento della Religione Cattolica è disciplina scolastica e i docenti di religione sono operatori nella scuola e della scuola a pieno titolo.
  3. È acquisito che la scelta dell'Insegnamento della Religione Cattolica non deve dar luogo ad alcuna forma di discriminazione: nella formazione delle classi, nella durata dell'orario scolastico giornaliero, nella collocazione dell'Insegnamento della Religione Cattolica nel quadro dell'orario delle lezioni.
  4. È consuetudine che la scuola offra ai non avvalentesi dell'Insegnamento della Religione Cattolica quattro «alternative». Anche se rimangono alcune questioni aperte (la realizzazione effettiva delle attività alternative, la difficoltà di definire un organico stabile di docenti nella scuola primaria, lo stato giuridico degli insegnanti di religione), l'Insegnante di Religione riesce ad operare nella scuola in modo complessivamente sereno e costruttivo, svolgendo un servizio culturale ed educativo a favore delle nuove generazioni. 
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