See other templatesSee other templates

Sei qui: HomeProfessioneAngolo giuridicoAltri documentiValutazioni finali e voto dell'IDR

Valutazioni finali e voto dell'IDR

Verso la fine di aprile è apparsa sul sito della CGIL-Scuola una nota tendente ancora una volta a creare disagio psicologico nei consigli di classe nel momento in cui sono chiamati invece ad operare con la massima serenità e cioè nel momento dello scrutinio finale; il tutto per mettere in discussione, anzi per escludere il voto dell’insegnante di religione cattolica dal conteggio finale, qualora questo diventasse determinante per la promozione o meno di uno studente. Sull’argomento si è già intervenuti proprio su queste pagine con un chiarimento; si vuole però riprenderlo per riproporre con forza il diritto-dovere degli insegnanti di religione di partecipare a pieno titolo alla valutazione e all’espressione del voto anche nel caso in cui questo risultasse determinante. Si è pure già chiarito che il voto dell’IdR è determinante quando la sua mancata espressione modificherebbe la decisione finale del Consiglio di classe. Per essere però più precisi si presentano di seguito gli unici due casi in cui questo può verificarsi: 1) i componenti del consiglio di classe, comprendente anche il Dirigente scolastico o il suo delegato (N.B. devono sempre votare insieme con tutti gli altri componenti), sono in numero dispari; c’è lo scarto di un voto tra la possibilità di promozione o meno; l’insegnante di religione ha votato con la maggioranza e il Dirigente con la minoranza. Se il voto dell’IdR non contasse il Consiglio di classe sarebbe in parità e allora prevarrebbe il voto del Dirigente (N.B. il voto del Dirigente non vale mai doppio, ma prevale solo in caso di parità); 2) i componenti del Consiglio di classe sono in numero pari; il risultato della votazione è di parità; il Dirigente scolastico e l’IdR hanno votato allo stesso modo. In tal caso prevarrebbe la posizione del Dirigente, ma se si togliesse il voto dell’IdR l’esito finale cambierebbe. Ora la nota della CGIL vorrebbe annullare ipso facto la parte dell’ultimo comma del punto 2.7 del DPR 202/90, frutto questo di un’Intesa bilaterale che costituisce una norma nazionale e che recita testualmente: “Nello scrutinio finale, qualora la normativa richieda una deliberazione da adottarsi a maggioranza il voto espresso dall’insegnante di Religione Cattolica, se determinante, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale “. E per far questo parte con la sua artefatta disamina dall’analisi dell’art. 309, quarto comma, del D.L.vo 297/94, laddove è previsto che “per l’insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e di esami, viene redatta….. una nota…..riguardante l’interesse con il quale l’alunno segue l’insegnamento e il profitto che ne trae”. E’ importante focalizzare l’attenzione sul fatto che la norma precisa che non solo l’interesse, ma anche il profitto che lo studente trae dall’insegnamento della Religione Cattolica deve essere inserito nella nota. Citando infatti anche disposizioni ben più vicine nel tempo, come l’art. 8 commi 13 e 14 dell’O.M. n. 26 del 15 marzo 2007 e la C.M. n. 28 sempre del 15 marzo 2007, si constata che del profitto che lo studente trae dall’insegnamento di tale disciplina il Consiglio di classe deve tener conto al fine di stabilire il credito scolastico nel primo caso e nella certificazione delle competenze nel secondo. Quando fra l’altro si parla di valutazione complessiva a livello di scuola secondaria di primo grado, si fa innanzitutto riferimento al profitto che lo studente ha conseguito in ogni disciplina e inoltre agli atteggiamenti maturati nei confronti dello studio e delle caratteristiche individuali espresse dallo stesso alunno in termini di interesse, di partecipazione, di frequenza, di motivazione allo studio…..E questo ambito compete a tutte le discipline, inclusa la Religione Cattolica. Da questo, per arrivare ad escludere il voto dell’IdR dal conteggio e trasformarlo solo in un giudizio motivato a verbale, la nota della CGIL ribadisce che non bisogna prendere in considerazione qualsiasi indicazione, “anche se proveniente dal Ministero o dalle Direzioni Regionali”, contraria alle argomentazioni riportate nella stessa; in più ritiene prive di fondamento o illegittime tutte quelle sentenze che non coincidono con le sue conclusioni. Questo significa che su certe materie, d’ora in avanti, ci si dovrebbe attenere esclusivamente alle disposizioni della CGIL e non alle circolari e alle ordinanze del Ministro, alle leggi del Parlamento e alle sentenze dei Tribunali. Qui invece si ritiene che, almeno su questa materia, l’orientamento giurisprudenziale sia ormai consolidato nell’affermare con il TAR Puglia-Lecce sentenza del 1994, TAR Sicilia-Catania ordinanza del 1995, Consiglio di Giustizia Amministrativa Regione Sicilia ordinanza del 1996, TAR Toscana sentenza del 1999, TAR Trento sentenza del 2000, TAR Veneto sentenza del 2005 , che “il voto del docente di religione, ove determinante, si trasforma in un giudizio motivato, ma senza perdere perciò il suo carattere decisionale e costitutivo della maggioranza”. Anche il MIUR, con nota n. 9830 del 24 ottobre 2005, si è espresso in termini pressoché identici. Concludendo allora con l’affermare che il voto dell’IdR, in sede di scrutinio finale, deve sempre essere conteggiato, si invitano gli stessi IdR a far mettere a verbale, qualora si verificassero situazioni contrarie a queste conclusioni, che loro si dissociano dalle decisioni adottate dal Consiglio di classe e che quindi impugneranno l’atto del Consiglio di classe stesso per vizio di legittimità. Si invita altresì ad avvisare con urgenza del fatto l’USP e l’Ufficio per l’IRC. Da ultimo, qualora il voto dell’IdR risultasse determinante nella decisione e si dovesse verbalizzare un motivato giudizio, si consiglia di predisporre due-tre righe prendendo in considerazione l’interesse evidenziato dall’alunno, la sua partecipazione alle lezioni, la motivazione allo studio, il comportamento e, non ultimo, il profitto conseguito, aggettivando ogni singola voce in modo appropriato alla valutazione positiva o negativa espressa. 

Go to top