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Nel mantello della misericordia...

L’ANNO DELLA MISERICORDIA

In 1000 giorni di ministero petrino (1000 proprio all’8 dicembre 2015!), papa Francesco ci ha insegnato che la misericordia è l’ “essenziale del Vangelo”. E in ogni occasione, non si stanca di ripetere e parlare della misericordia divina, in continuità con i suoi predecessori, in particolare San Giovanni Paolo II. Così papa Francesco ci ha fatto dono del Giubileo Straordinario della Misericordia (8 dicembre 2015 – 20 novembre 2016). È semplice e profonda insieme la Bolla di indizione dell’Anno giubilare “Misericordiae vultus”, che vi suggerisco di leggere e di meditare (cf. www.vatican.va). Gesù – scrive papa Bergoglio – è il volto della misericordia del Padre. La fede cristiana trova nella misericordia la sua sintesi, la quale è pure l’architrave che sorregge la vita della Chiesa. Missione della Chiesa è annunciare la misericordia di Dio, “Paziente e misericordioso”: essa è “un’oasi”, la casa della misericordia. La misericordia nella Sacra Scrittura è la parola-chiave per indicare l’agire di Dio verso di noi; in essa abbiamo la prova di come Dio ama, ci ama. La misericordia è il cuore di Dio, che sta dalla parte dei miseri, che prova com-passione. “La misericordia è la giustizia specifica di Dio” (W. Kasper). Sull’esempio del Signore, anche noi siamo chiamati a vivere e a testimoniare la misericordia: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36). E il Papa ci indica alcuni segni per essere “Misericordiosi come il Padre” (è il motto dell’Anno Santo): conoscere e vivere le opere di misericordia corporali e spirituali, il pellegrinaggio, il perdono… Viviamo intensamente quest’anno di grazia, mettendoci sotto il mantello della misericordia, come spesso domando a Maria, Mater Misericordiae, salendo il Colle Berico e contemplando la statua della Madonna di Monte Berico, che sotto il suo manto raccoglie e protegge i suoi figli… e la invoco fiducioso di trovare anch’io un posticino sotto il suo largo mantello! Dal punto di vista ecclesiale abbiamo seguito, nei mesi scorsi, due eventi significativi. Il primo – nell’ottobre scorso – è stato il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, con molte aspettative… Rinvio alla corposa relazione finale (in 94 punti), in attesa del documento di papa Bergoglio (cf. www.vatican.va). Il secondo – in novembre – a Firenze si è celebrato il 5° Convegno ecclesiale nazionale su “In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo”, con la visita e il discorso del Papa, le cinque vie indicate dai verbi uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare… per un nuovo umanesimo, i lavori di gruppo, le prospettive per il cammino futuro del card. Bagnasco (cf. www.firenze2015.it) e per una Chiesa più coraggiosa e creativa.

I GIORNI DI TERRORE E PAURA A PARIGI E IN EUROPA

Con gli attacchi terroristici nella notte del 13 novembre scorso a Parigi, compiuti e rivendicati da appartenenti dell’Isis, sono calati nella capitale francese, nel Belgio e in tutta Europa il silenzio, il terrore e la paura. 130 sono stati i morti, più di 400 i feriti – tra cui molti giovani e una veneziana, studentessa alla Sorbona, Valeria Solesin, mentre trascorrevano momenti di serenità e di amicizia a teatro, allo stadio, al bar/ristorante – uccisi nel nome di Allah da membri del proclamato Califfato. Qualche settimana prima, sul Sinai era esploso un aereo russo con più di 200 vittime. Dopo lo sgomento iniziale e la corale protesta di fronte a tanta barbarie, la risposta è stata di tornare alla normalità della vita accompagnata da maggior vigilanza. E sono scaturite dal cuore molte domande: perché questo e cosa fare? È significativo l’interrogativo posto dal card. André Ving-Trois, Arcivescovo di Parigi, nell’omelia della Messa di domenica 15 novembre 2015, dedicata alle vittime degli attentati: “Come è possibile che giovani formati nelle nostre scuole e nelle nostre città possano conoscere un disagio tale che il fantasma del Califfato e la sua violenza morale e sociale possano rappresentare un ideale per cui dare la vita? Come è possibile che questo cammino di barbarie possa diventare un ideale?”. Non bisogna – l’hanno ripetuto in tanti – cedere al terrore e alla violenza. È cruciale per l’Europa essere unita di fronte alla minaccia terroristica e compatta nella sua politica estera e di difesa. Inoltre è necessario un embargo nei riguardi dell’Isis e dei Paesi che indirettamente l’appoggiano: non acquistare petrolio e non vendere armi! E il nostro caro amico vicentino, card. Pietro Parolin, in una intervista rilasciata al quotidiano cattolico francese “La Croix”, ha ribadito la necessità di una mobilitazione generale e di una educazione al rifiuto dell’odio per sradicare il male del terrorismo. “Bisogna convocare tutti gli attori, politici e religiosi, della vita nazionale e internazionale. Bisogna davvero fare uno sforzo per lottare e combattere insieme. Senza questa unione, questa battaglia, molto dura, non sarà vinta. Ed è necessario coinvolgere gli attori musulmani. Devono far parte della soluzione. Nel mondo lacerato dalla violenza, è il momento giusto per lanciare l’offensiva della misericordia. Si può capire che dopo gli attentati ci siano sentimenti di vendetta, ma bisogna davvero combatterli. Il Papa vuole che il Giubileo serva alle persone per incontrarsi, comprendersi e superare l’odio. Dopo gli attentati, questa finalità esce rafforzata. Riceviamo la misericordia di Dio per adottare questo comportamento verso gli altri. Il Misericordioso è anche il più bel nome di Dio per i musulmani, che possono essere coinvolti in questo Anno Santo, come l’ha voluto il Papa”.

 

MA LA SCUOLA E’ VERAMENTE BUONA

In questi mesi che in ambito scolastico si caratterizzano per l’applicazione della Legge 107/15 sulla “Buona Scuola”, si assiste alle assunzioni di docenti, al bonus per l’aggiornamento… e a una valanga di parole e promesse. Per l’IRC c’è poco o niente in tale Legge, addirittura c’era la “minaccia” di annullare la nomina dei docenti di religione Collaboratori vicari del Dirigente con riduzione di orario… rientrata all’ultimo momento. Cosa c’è sotto questa linea che ovviamente non ci piace? Si “cova” qualcosa? L’IRC e i docenti di religione non svolgono un ruolo educativo, riconosciuto da molti Colleghi e apprezzato da studenti, genitori e Dirigenti? La Scuola non è un’azienda: è una comunità educativa e/o sempre di più lo deve diventare. Lì si investe per il nostro futuro… non bisogna scordarlo mai!!

LE NOSTRE ATTIVITA’

Proseguono le nostre iniziative, segnate dal ricordo dei 25 anni del nostro Ufficio: formazione, sensibilizzazione… Ricordo a tutte/i le NEWS Docenti n° 38, dove è riportata la bella e incoraggiante lettera del nostro Vescovo, il quale desidera sia celebrata il 10 gennaio 2016 la giornata parrocchiale di sensibilizzazione sull’IRC: vegliate, siate presenti, date il vostro aiuto nelle diverse comunità ecclesiali. Anche nei vostri Istituti – a giorni dovrebbe uscire la Circolare sulle iscrizioni… - non abbassate la guardia e tenetevi informati circa la scelta dei ragazzi. Spero, nei prossimi giorni, di mandare alle Segreterie scolastiche il dépliant multilingue regionale da inserire nei siti web e metterlo a disposizione di tutti.

AVVENTO E NATALE 2015

Il cristiano – diceva J. H. Newman – “è colui che attende il Signore”. Invece – mi pare – da secoli, in Occidente, l’attesa della venuta del Signore sia una dimensione un po’ assente nella vita di fede dei cristiani. Questo si rileva nel modo di vivere l’Avvento, il tempo liturgico oggi meno compreso nel suo valore più profondo e ridotto a preparazione della festa del Natale. Certamente non può mancare la memoria annuale della nascita di Gesù, ma ciò che si attende è la parusia che è il compimento del mistero Pasquale. L’Avvento in realtà è il solo specifico cristiano, perché un tempo di digiuno e penitenza come la Quaresima lo condividiamo con l’Islam, il tempo della Pasqua con l’ebraismo, ma l’attesa della venuta del Kyrios è solo cristiana. Solo noi cristiani attendiamo il ritorno di Cristo, da lui stesso promesso: “Sì, vengo presto. Amen!” (Ap 22,20). Con questo spirito trascorriamo i giorni dell’Avvento, perché privare l’anno liturgico – come scrive il monaco G. Boselli – della sua costitutiva dimensione escatologica significa sottrarre alla fede cristiana la dimensione della speranza. “Solo la speranza nella vita eterna ci fa propriamente cristiani” (S. Agostino). Attesa, speranza, impegno, futuro… questo ci insegna l’Avvento cristiano: volere infinitamente il finito è vivere eternamente il tempo. Con questi spunti di riflessione desidero farmi vicino a te, ai tuoi familiari, ai ragazzi che incontri settimanalmente in aula e augurarti/vi un Santo Natale, un Buon Anno Nuovo e l’accompagno con la preghiera, che so ricambiata. E ti lascio un breve pensiero di Sant’Agostino, tolto da un Sermone per il tempo di Natale: “Considera, uomo, che cosa Dio si è fatto per te; riconosci e accogli l’insegnamento di una così grande umiltà anche in un maestro che non sa ancora parlare” (Discorso 188). Si uniscono al mio fraterno augurio la Presidenza, i Collaboratori dell’Ufficio e Serenella… Buon Natale 2015… sotto l’ampio mantello della Misericordia!

Don Antonio Bollin
Direttore Vicenza,
7 dicembre 2015

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